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Dall'Iran all'Europa, è ancora il velo ad accendere il dibattito

Martedi, 13/03/2018 - Noidonne.org

La sentenza era attesa, ed è arrivata proprio l’8 marzo, una coincidenza fin troppo simbolica: sono due gli anni di carcere comminati dalle autorità iraniane ad una delle attiviste arrestate alla fine del 2017 per aver manifestato senza il velo. Forse è Vida Movahed, la prima ad averlo sventolato in pubblico, e adesso il rischio é che le altre 35 arrestate per lo stesso ‘reato’ la seguano. 

L’accusa di “aver incoraggiato la corruzione morale in pubblico”, secondo la sentenza, trova la chiosa perfetta nell'affermazione della massima autorità politica iraniana, Ali Khamenei, affidata a twitter: “Nella logica islamica il ruolo della donna è inserito in una cornice precisa. Una donna islamica è colei che è guidata dalla fede e dalla castità. 

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A proposito della tragica violenza d Latina...

"Ancora? Non ha fine questo terrorismo che certi uomini continuano a esercitare contro un nemico da annientare, la loro donna? Talvolta, come nel caso agghiacciante di Latina, uccidendo anche i figli oltre se stessi, ma il suicidio è un affar loro?"

Questo l'inizio dell'interessante articolo di Natalia Aspesi "Il sangue per non perdere il potere", apparso su Repubblica, ieri, giovedì 1 marzo, in merito alla brutale strage compiuta da un carabiniere il quale, mercoledì, ha ucciso a Latina le due figlie e sparato alla moglie, per poi togliersi la vita.

Un'analisi, quella della giornalista, che non lascia spazio ad alibi, giustificazioni, raptus o gelosie ma a una profonda, radicale incapacità di immaginare e convivere con la sofferenza di un abbandono e la perdita di un potere. 

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Amore criminale, un appello per chiudere la trasmissione

Un appello per chiudere la trasmissione Amore criminale, in onda in prima serata su Rai3 (leggi l’articolo).

A inviarlo alla Presidente Rai Maggioni è Francesca Puglisi Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta su femminicidio e violenza di genere.

Un segnale importante nel riconoscimento che la violenza maschile sulle donne passa anche dall’uso del linguaggio che i media fanno per raccontarla. Un’opportunità mancata rispetto alle motivazioni esplicitate dalla Puglisi per la chiusura: pericolo di emulazione, aumento della paura nelle donne che subiscono violenza e quindi scoraggiamento nello svelarla. 

Manca in questa presa di posizione una lettura della violenza di genere che vede già nel titolo della trasmissione un ossimoro: ‘amore criminale’ suggerisce un movente passionale della violenza, che si configura il più delle volte come una giustificazione. Che da un lato abbassa la soglia dell’allarme sociale, dall’altro contribuisce ad alimentare un immaginario tossico sull’amore.

E poi la spettacolarizzazione delle violenze subite, l’attenzione morbosa alla ricostruzione dettagliata degli episodi violenti, il passare al setaccio le vite delle donne violate o uccise non solo contribuisce alla loro ‘vittimizzazione secondaria’ nell’idea che al centro della questione ci siano soprattutto loro (e non chi la violenza la agisce) ma non aiuta a ricostruire quella cultura (comune a tutti/e), quella normalità ‘sociale’ da cui escono i comportamenti violenti dentro le relazioni. Con il rischio che ancora una volta il significo pubblico e politico della violenza maschile sulle donne, quell’abuso di potere di cui è la massima e brutale espressione passi sotto silenzio. 

 

"Carmen non muore" la 'rivoluzione' dell'opera proposta dalle donne

Vogliamo aprire il 2018 con una buona notizia, segnale che la mobilitazione delle donne contro la violenza maschile che ancora troppe di noi subiscono è un'onda lunga che investe sempre più ambiti. Dipendenti e collaboratrici del Maggio Musicale di Firenze, in occasione della Carmen di Bizet in cartellone a gennaio, hanno lanciato l'evento "Carmen non muore", che si è tenuto il 5 gennaio al termine della prova generale, in teatro. 

Per dare voce, parola, corpo e forza a tutte le donne che rifiutano la violenza e la morte quale prezzo da pagare per il loro desiderio di libertà e autonomia. 

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La Casa internazionale delle donne di Roma a rischio di sfratto

La Rete nazionale dei centri antiviolenza, D.i.Re, di cui anche Nondasola fa parte, ha sottoscritto il comunicato stampa della Casa internazionale delle donne di Roma, luogo storico del movimento delle donne, il quale rischia oggi lo sfratto da parte dell'Amministrazione comunale. Una direzione politica che non tiene conto del valore e della qualità del lavoro svolto a titolo di volontariato da tantissime donne che negli anni hanno reso questo spazio promotore di saperi, pratiche e pensiero femminista.  

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Perchè l'approvazione dello Ius Soli è un atto dovuto, la posizione del Coordinamento dei centri antiviolenza dell'Emilia Romagna

I centri antiviolenza della Regione Emilia Romagna, riuniti nel Coordinamento, affidano a un comunicato stampa la loro posizione sul disegno di legge fermo in Parlamento che riformerebbe il diritto di cittadinanza per i nati e le nate da genitori migranti. 

Una approvazione doverosa, anche se non sufficiente, vista nell'ottica di chi - ogni giorno - accoglie donne migranti che subiscono violenza. Le quali, a causa dell'attuale legislazione, si vedono ostacolate nei loro percorsi di uscita dal maltrattamento dal pesante ricatto che il permesso di soggiorno legato alla famiglia costituisce per loro e i loro figli/e. 

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