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Nadia Murad: il volto femminile del premio Nobel per la pace 2018

Quest'anno il premio Nobel per la Pace ha riconosciuto la forza, il coraggio e l'impegno politico di una giovanissima donna, Nadia Murad, la 'fenice guerriera'. Attivista irachena (Premio Sakharov nel 2016), venticinquenne di etnia yazida, nel 2014 è stata resa schiava sessuale dallo Stato islamico, dopo che quasi tutta la sua famiglia è stata sterminata davanti ai suoi occhi. Mesi dopo è riuscita a fuggire, trasformando la sua atroce esperienza in lotta per i diritti umani e contro i crimini di guerra, da ambasciatrice ONU. 

Nelle motivazioni si legge "vittima di crimini di guerra, ha rifiutato di accettare i codici sociali che impongono alle donne di rimanere in silenzio e vergognarsi degli abusi a cui sono state sottoposte. Ha mostrato un coraggio non comune nel raccontare le sue stesse sofferenze e nel parlare per conto di altre vittime." 

Guarda il video-testmonianza. 

Ddl Pillon su affido condiviso: la battaglia della Rete nazionale Dire per ritirarlo

La Rete nazionale dei centri antiviolenza D.i.Re, di cui anche Nondasola fa parte, è impegnata, insieme ad altre associazioni nazionali, a contrastare l'arrivo in Parlamento del Ddl Pillon, un disegno di legge sull'affido congiunto che, se approvato, renderebbe ancora più difficile per una donna con figli/e mettere fine alla situazione di violenza che sta vivendo per mano del partner. 

Una petizione sulla piattaforma Chenge.org, la richiesta di un'audizione in Commissione Giustizia al Senato e una mobilitazione di piazza convocata a Roma per il 25 novembre. Queste le prime mosse tempestive messe in campo da D.i.Re, per salvaguardare ancora una volta i diritti delle donne che subiscono violenza.

Leggi la petizione. 

Leggi anche un commento al Ddl dell'avvocata Giovanna Fava, socia di Nondasola, pubblicato su Forum Donne Giuriste. 

 

Quando le narrazioni mediatiche diventano 'tossiche' sui casi di violenza sessuale

Segnaliamo un articolo di Eretica apparso alcuni giorni fa sul Fatto Quotidiano che ci ricorda quanto i media possano (o no) fare la differenza nel racconto di casi di stupro a danno delle donne. La scelta delle immagini, l'uso di alcune parole e non altre, dare visibilità ad alcuni dettagli e oscurarne altri può innescare processi di vittimizzazione secondaria per le donne e neutralizzare la matrice della violenza maschile di genere. 

Leggi l'articolo

Luglio 2018 - Nessuna aggravante se la vittima di stupro è ubriaca. A dirlo è la Cassazione.

16 Luglio 2018 - Nel caso di uno stupro, se la vittima è ubriaca per avere assunto volontariamente alcol, alla pena non può essere aggiunta l'aggravante del ricorso a sostanze alcoliche o stupefacenti. Lo ha stabilito la Cassazione, che ha disposto un nuovo processo su un caso di violenza sessuale di gruppo, nel quale la Corte d'Appello di Torino, nel condannare due cinquantenni, aveva applicato anche l'aggravante di "aver commesso il fatto con l'uso di sostanze alcoliche".

Segnaliamo in proposito due interessanti articoli, rispettivamente di Monica Lanfranco, apparso su Noidonne.org (per leggerlo clicca qui) e di Michela Marzano su Repubblica (per leggerlo clicca qui). 

"Donne e potere, donne di potere"

Per continuare ad alimentare il dibattito e la riflessione, segnaliamo un articolo della giornalista Cinzia Sciuto, attuale redattrice di "MicroMega", sul binomio donne e potere, parità e differenza, cultura e movimenti femministi. 

Quando Maria Elisabetta Alberti Casellati è stata eletta, prima donna nella storia della Repubblica, presidente del Senato, l'opinione pubblica si è divisa fra: “Ottima notizia, finalmente una donna” e “Pessima notizia, Casellati è tutto fuorché dalla parte delle donne”. Le due affermazioni sono solo apparentemente in contraddizione, perché rispondono in realtà a due domande diverse. Una è: basta essere una donna per fare politiche progressiste? La risposta è evidentemente no, e di esempi ne abbiamo talmente tanti che qualunque tentativo di sostenere ancora una simile tesi essenzialista si scontra con i semplici dati di fatto. E quando i dati smentiscono una ipotesi, è l'ipotesi che va accantonata, non certo i fatti. 

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Dall'Iran all'Europa, è ancora il velo ad accendere il dibattito

Martedi, 13/03/2018 - Noidonne.org

La sentenza era attesa, ed è arrivata proprio l’8 marzo, una coincidenza fin troppo simbolica: sono due gli anni di carcere comminati dalle autorità iraniane ad una delle attiviste arrestate alla fine del 2017 per aver manifestato senza il velo. Forse è Vida Movahed, la prima ad averlo sventolato in pubblico, e adesso il rischio é che le altre 35 arrestate per lo stesso ‘reato’ la seguano. 

L’accusa di “aver incoraggiato la corruzione morale in pubblico”, secondo la sentenza, trova la chiosa perfetta nell'affermazione della massima autorità politica iraniana, Ali Khamenei, affidata a twitter: “Nella logica islamica il ruolo della donna è inserito in una cornice precisa. Una donna islamica è colei che è guidata dalla fede e dalla castità. 

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