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Una sentenza europea che rende giustizia a tutte le donne

(ANSA) - ROMA, 2 marzo 2017

Una violenza grave, ripetuta, denunciata, ma sempre sottovalutata da chi doveva aiutare e dare sostegno: è questo che ha mosso due avvocati a decidere di portare alla Corte europea dei diritti umani il caso di una donna moldava residente in Friuli, gravemente ferita dal marito che ha anche ucciso il figlio, intervenuto per proteggere la madre. A spiegare le ragioni del ricorso all'ANSA è l'avvocato Titti Carrano, uno dei due legali autori del ricorso a Strasburgo che ha portato alla condanna dell'Italia, proprio per le motivazioni poste dai ricorrenti. Carrano è anche la Presidente della Rete nazionale dei centri antiviolenza Dire.

"Nella storia di questa donna - racconta Carrano - ci sono tutti gli elementi di violenza ripetuta, grave e soprattutto sottovalutata e non riconosciuta. La donna aveva denunciato più volte, aveva anche chiesto aiuto, ma il Comune non aveva ritenuto la situazione così grave". Infatti, spiega l'avvocato, "la donna si era rivolta a una casa rifugio a Udine, ma il Comune non aveva voluto pagare la retta perché non riteneva la sua situazione così grave. Per un po' di tempo lei era rimasta gratuitamente, ma poi era tornata a casa, sentendosi totalmente abbandonata dalle istituzioni".

"Quella sera, il marito violento, che lei aveva denunciato ripetutamente e che era stato fermato quel giorno stesso in stato di ubriachezza ma era stato rilasciato, torna a casa, uccide il figlio che era intervenuto per difendere la madre e riduce in fin di vita la moglie".

"Lo Stato non è intervenuto per tutelare e proteggere questa donna. Assistiamo continuamente a casi di donne che vengono uccise nonostante abbiano ripetutamente denunciato. E' una responsabilità grave dello Stato non mettere in atto tutto ciò che è necessario per prevenire, tutelare e proteggere le donne dalla violenza. Non riconoscere la violenza, non ritenerla grave, non ritenerla una forma di discriminazione nei confronti delle donne è una grave violazione dei diritti umani. Quindi siamo molto felici che la Corte di Strasburgo abbia considerato tutti gli elementi che abbiamo sottoposto fino ad arrivare alla condanna dell'Italia".

"Le leggi vanno applicate. Il quadro normativo esistente può anche ritenersi idoneo, il problema - sostiene ancora Carrano - è l'applicazione. Nel caso di questa donna, non si sono applicate le leggi che potevano essere applicate, non si è data la possibilità di essere protetta in una casa rifugio. E' mancato tutto. E' mancata l'assunzione della responsabilità, il riconoscimento della violenza grave nei confronti della donna, la messa in campo di tutto ciò che era possibile dal punto di vista istituzionale per proteggerla. Le denunce erano state ripetute nel tempo, c'erano i referti ospedalieri delle violenze, ma l'uomo non era stato mai allontanato. Questa è una responsabilità complessiva dello Stato italiano, perché è un intero sistema che non funziona. Non ci sono state le misure cautelari nei confronti dell'uomo, non c'è stata la protezione della donna, non c'è stato nulla" ha concluso Titti Carrano.

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