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Una sentenza europea che rende giustizia a tutte le donne

(ANSA) - ROMA, 2 marzo 2017

Una violenza grave, ripetuta, denunciata, ma sempre sottovalutata da chi doveva aiutare e dare sostegno: è questo che ha mosso due avvocati a decidere di portare alla Corte europea dei diritti umani il caso di una donna moldava residente in Friuli, gravemente ferita dal marito che ha anche ucciso il figlio, intervenuto per proteggere la madre. A spiegare le ragioni del ricorso all'ANSA è l'avvocato Titti Carrano, uno dei due legali autori del ricorso a Strasburgo che ha portato alla condanna dell'Italia, proprio per le motivazioni poste dai ricorrenti. Carrano è anche la Presidente della Rete nazionale dei centri antiviolenza Dire.

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Nonunadimeno verso lo sciopero dell'8 marzo e il Piano femminista antiviolenza

Nadia Somma, dal suo blog su Il Fatto Quotidiano, restituisce il lavoro del movimento Nonunadimeno, che vede tra i soggetti promotori la Rete nazionale dei centri antiviolenza DIRE, riunitosi a Bologna il week end scorso per mettere a fuoco i principali punti di rivendicazione dello sciopero globale lanciato a livello internazionale per l'8 marzo prossimo, e continuare a confrontarsi, discutere, condividere i nuclei tematici, le questioni e le richieste che dovranno confluire nel Piano femminista antiviolenza. 

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Femminismo! La pellicola di Paola Columba

Uno sguardo sul femminismo di ieri e di oggi per ragionare sul futuro. Dalle lotte delle donne negli anni Settanta, alle ragazze della YouTube generation che equiparano femminismo e maschilismo, arriva Femminismo!, il documentario di Paola Columba che girerà per le scuole e le università d’Italia, e non solo.

Il viaggio è scandito da interviste a ragazze di oggi e a donne che hanno combattuto per ottenere i propri diritti, da Lidia Ravera a Dacia Maraini,da Emma Bonino a Piera Degli Esposti, da Lucia Poli a Lea Melandri, da Maria Rosa Cutrufelli a Marida Lombardo Pijola, a molte altre voci.

Leggi l'articolo di Alessandra Magliaro (Ansa). 

Violenza sessuale sulle donne: accade sui social

In queste ultime settimane diverse sono le voci, soprattutto femminili, che si levano per denunciare le azioni di violenza sessuale a danno delle donne che si vedono pubblicare, senza il loro consenso, foto intime saccheggiate dai propri profili social e rimesse in circolo all'interno di gruppi privati di uomini, i quali le utilizzano a scopi di 'consumo sessuale' e di denigrazione/umiliazione di quelle stesse donne. 

Atteggiamenti di odio e violenza misogina tollerati dalle società che controllano e gestiscono i social network, primo fra tutti Facebook, le quali, scegliendo questa linea politica, contribuiscono al processo di 'normalizzazione della violenza sulle donne'.

Leggi l'articolo di Maddalena Robustelli su NoiDonne

Leggi l'articolo apparso sul blog di Eretica  

Sulla canzone di Emis Killa che inneggia al femminicidio...

segnaliamo la risposta intelligente di Cristina Obber sulla 27oracorriere, la quale, pur esprimendo una posizione forte di condanna e disaccordo sui contenuti della canzone del noto rapper italiano "Tre messaggi in segreteria", apre alla comunicazione, pone delle domande, incalza con interrogativi che gettano luce sulla diffusione, inconsapevole o, peggio, spinta per ragioni di marketing, di una cultura sessista, la quale continua pericolosamente a legittimare la violenza maschile sulle donne. 

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"Noi ci fermiamo", lo sciopero bianco delle donne del Sud America

#NosotrasParamos (“noi ci fermiamo”) per la prima volta nella storia dell’America Latina. Se le nostre vite non valgono niente, che producano senza di noi”.

Questo è lo slogan di chi ha deciso di prendere parte alla protesta del 19 ottobre scorso, quando tanti paesi dell'America Latina sono stati travolti da una grande mobilitazione, promossa dall'associazione Ni una menos insieme ad altre 50 organizzazioni, per dire basta alla violenza maschile sulle donne. A seguito dell'ennesimo brutale femminicidio, che ha colpito Lucia Perez, ragazza 16enne di Mar del Plata drogata, torturata e uccisa l’8 ottobre, le donne argentine hanno deciso di scioperare, in un paese dove ogni trenta ore viene uccisa una donna. La rete, i social hanno favorito la rapida adesione alla protesta e l'unificazione delle piattaforme di lotta negli altri paesi sud americani, 

Leggi l'articolo sulla Stampa. 

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