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"La violenza maschile ha tante facce", la riflessione di Nondasola sulla violenza che continua a colpire la libertà delle donne

Reggio Emilia, 5 agosto 2017

Ogni due/tre giorni notizie di donne ammazzate da mariti, compagni o ex, di giovanissime abusate, di violenze sessuali non riconosciute, di stupri di gruppo. I quotidiani nazionali  ci raccontano violenze inaudite che danno l’idea di quante facce e quante modalità può avere la violenza maschile. Una violenza che diventa parte della nostra quotidianità, frutto di un maschilismo sempre più feroce e di una misoginia che non solo odia le donne, ma vuole distruggerle mischiando le carte per fare apparire ciò che non è.

Guardiamo da vicino cosa riportano in questi giorni i media: una quindicenne viene stuprata da un gruppo convocato dal suo ex fidanzatino, quattro dei violentatori sono minorenni; una giovane donna di 21 anni viene uccisa dal fidanzato. La  richiesta di risarcimento per gli orfani di una donna uccisa che aveva inutilmente  denunciato il suo aggressore 12 volte alla procura della Repubblica di Caltagirone viene respinta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.  Ultima perla, non c’è violenza sessuale senza un contatto fisico con la vittima: è la sentenza di una giudice di Torino nei confronti di un uomo che si era masturbato in autobus e aveva eiaculato contro la gamba di una donna.

Il rischio è che ci indigniamo di fronte al singolo caso e tuttavia non riusciamo o non vogliamo mai prendere in mano il filo ormai evidentissimo che lega tutti questi fatti. L'Espresso del 16 luglio, titolava “Tremate tremate i maschi son tornati" con sottotitolo “discriminazioni, autoritarismo, violenza sulle donne. Non sono il passato, anzi dominano di nuovo il presente.” Poi una serie di interventi, purtroppo solo femminili, mettono in chiaro quanto le conquiste delle donne siano continuamente sotto scacco facendo previsioni scioccanti sul futuro. Come dice Chiara Saraceno: “La battaglia è sempre più difficile perché si nutre della presunzione che in fondo alle donne vada bene così. Che per il fatto di essere libere di agire, di vestire, di determinarsi, in fondo accettino come del tutto normali comportamenti maschilisti... “Non facciamo drammi, che sarà mai’, è l’atteggiamento che si sta facendo strada. Come dire: sarebbe bello che certe cose non accadessero, ma le vere tragedie sono altre."

Anche da retropensieri come questi è viziata l’opinione pubblica  sulla violenza maschile. Le violenze continue sul corpo delle donne non avvengono, per una ‘ragazzata’ come il sindaco di un paese ha definito uno stupro di gruppo, non per ‘una parola di troppo’ come ha avuto modo di dire un procuratore, non per ‘imitazione’ come una psicologa  ha riferito a chi la intervistava, passando in questo modo a milioni di uomini e donne messaggi che tendono a sminuirne la gravità e addirittura a vederne una responsabilità condivisa.  

La violenza maschile ha tante facce, riguarda come la violenza viene inquadrata e comunicata: la nota che sdrammatizza o peggio  altera la realtà agisce a livello simbolico lasciando inalterato il quadro di riferimento.  

E’ la violenza eclatante su cui l’attenzione dei media in genere si focalizza, tralasciando le infinite sfumature  di violenza psicologica quotidiana e invisibile  come l’aria che respiriamo, che costituisce il leitmotiv delle relazioni tra uomini e donne e che poggia ancora su un sostrato di svalutazione e negazione del genere femminile. Non basta sventolare la bandiera della indignazione e della prevenzione quando poi si intralciano i lavori di insegnanti impegnati a contrastare gli stereotipi. Non basta fare buoni propositi rispetto a un linguaggio volgare e sessista quando  il livello di sessismo che circola nei media e in rete  supera ogni misura.  Non è sufficiente rimuovere qualche immagine decisamente offensiva della dignità femminile quando l’atteggiamento di personaggi pubblici ci riporta  ad una considerazione delle donne  ancora svilente.  

Questo vediamo e questo ascoltiamo dalle donne che si rivolgono alla Casa delle Donne  in numero sempre maggiore. Ma  il “vento dei diritti delle donne” non si ferma. I centri antiviolenza sono da sempre il luogo dove le donne possono ritrovare quella libertà che la violenza aveva temporaneamente negata. Il nostro forte impegno come donne operatrici e volontarie dell’associazione NONDASOLA va nella direzione di ottenere maggiori riconoscimenti, anche economici,  per poter continuare a contrastare, su diversi fronti,  le tante facce che  violenza maschile ogni giorno ci presenta, per continuare ad essere un punto di riferimento per le donne che “devono” uscire dalla violenza.

Il movimento “Non una di meno” , presente  anche a Reggio Emilia, l'anno scorso ha portato in piazza a Roma  più di 200 mila donne e diversi uomini, e l'otto marzo di quest'anno ha indetto il primo sciopero transazionale delle donne.  Continua ad incontrarsi a piccoli gruppi in molte realtà locali, nazionali e internazionali,  a discutere e confrontarsi  sulla realtà che le donne vivono o subiscono  sul lavoro, sui media, nella sanità, nelle istituzioni, nella  migrazione, nella scuola  e altro ancora. 

In autunno ci sarà l'appuntamento per il nuovo Piano Nazionale contro la violenza maschile, un piano che coniugando una molteplicità di interventi, speriamo possa davvero rispondere  ai bisogni e ai desideri delle donne, superando logiche emergenziale o securitarie.  

Le donne tutte – come  noi operatrici e e volontarie di un  centro antiviolenza, sanno  quante facce ha la violenza maschile.  Soprusi e discriminazioni  che si traducono  in una progressiva sottrazione di libertà femminile fino agli esiti più estremi e  che affondano  le radici in un rapporto di potere tra uomini e donne tanto ignorato dai più, quanto pervasivo e inquietante.

Associazione Nondasola

 

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