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La posizione della Rete nazionale dei centri sullo stupro di Rimini

Rimini e dintorni: indignatevi anche quando gli stupratori e gli assassini sono italiani

30 agosto 2017 - Comunicato stampa D.i.Re

Lo stupro di Rimini, dove un branco di quattro uomini ha assalito e violentato due donne, invece di suscitare reazioni di sdegno è stato occasione di una ulteriore campagna di odio. Intanto verso i presunti stupratori, tuttora latitanti, che secondo i primi riscontri sarebbero stranieri, e poi da parte di un esponente politico salviniano che, nel commentare i fatti, ha invitato allo stupro nei confronti della Presidente Laura Boldrini e delle “donne del Pd”. Noi esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza alla Presidente Boldrini e alle donne del Pd, e condanniamo chi strumentalizza la violazione dei corpi delle donne per criminalizzare i migranti.

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"Quella non è una carezza", lo sguardo femminista sullo sgombero di migranti a Roma

Segnaliamo l'interessante articolo apparso su "Femminismo and Genders" il 25 agosto 2017, dopo che l'Ansa e alcuni quotidiani nazionali hanno dato risonanza positiva al gesto di un poliziotto verso una donna eritrea, durante l'operazione di sgombero migranti a Roma (leggi l'articolo di Repubblica). 

Lasciamo che le parole appartengano ai loro luoghi e ai loro momenti. Restituiamo le carezze alla spensieratezza della complicità. Alcune le lasceremo tra i nostri ricordi infantili, altre le potremo portare sulla pelle d’oca delle lenzuola. Accarezzate chiunque vogliate nel mondo, usatele, queste mani, per esprimere l’affetto e la curiosità che scuotono le nostre giornate. Ma non strappiamo le parole dai loro significati. Perché le mani di quell'uomo sul volto di Genet erano tutto tranne che una carezza.

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"La violenza maschile ha tante facce", la riflessione di Nondasola sulla violenza che continua a colpire la libertà delle donne

Reggio Emilia, 5 agosto 2017

Ogni due/tre giorni notizie di donne ammazzate da mariti, compagni o ex, di giovanissime abusate, di violenze sessuali non riconosciute, di stupri di gruppo. I quotidiani nazionali  ci raccontano violenze inaudite che danno l’idea di quante facce e quante modalità può avere la violenza maschile. Una violenza che diventa parte della nostra quotidianità, frutto di un maschilismo sempre più feroce e di una misoginia che non solo odia le donne, ma vuole distruggerle mischiando le carte per fare apparire ciò che non è.

Guardiamo da vicino cosa riportano in questi giorni i media: una quindicenne viene stuprata da un gruppo convocato dal suo ex fidanzatino, quattro dei violentatori sono minorenni; una giovane donna di 21 anni viene uccisa dal fidanzato. La  richiesta di risarcimento per gli orfani di una donna uccisa che aveva inutilmente  denunciato il suo aggressore 12 volte alla procura della Repubblica di Caltagirone viene respinta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.  Ultima perla, non c’è violenza sessuale senza un contatto fisico con la vittima: è la sentenza di una giudice di Torino nei confronti di un uomo che si era masturbato in autobus e aveva eiaculato contro la gamba di una donna.

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Decreto Minniti-Orlando: i diritti negati delle donne migranti

A seguito dell’approvazione definitiva del decreto Minniti-Orlando (cioè la conversione in legge del decreto 13 del 17 febbraio 2017, intitolato “Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell’immigrazione illegale”) il Coordinamento dei Centri Antiviolenza vuole manifestare la preoccupazione per le conseguenze sulla vita delle migranti e per la violenza a cui queste donne nuovamente verranno sottoposte.

Le migranti e richiedenti asilo hanno, molto spesso, paure e preoccupazioni diverse da quelle degli uomini: sono sopravvissute a molte forme di discriminazione e violenza maschile, nella sfera pubblica e in quella privata, nel Paese dove sono nate, ma anche in quelli dove sono transitate e molte volte nel luogo d'arrivo. Si tratta di violenza domestica, di aborti forzati, della tratta a fini di sfruttamento sessuale, del difficile accesso a un sistema educativo e socio-assistenziale efficiente, di matrimoni forzati, di mutilazioni genitali.

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Un altro caso di 'femminicidio annunciato', la denuncia di D.I.Re

Dopo l'ennesimo caso di una donna uccisa per mano di un uomo che la perseguitava da anni e della grave sottovalutazione delle sue richieste di aiuto da parte di quei soggetti, in primis le forze dell'ordine, chiamati a rispondervi, la presa di posizione della Rete nazionale dei centri antiviolenza. 

"Il Prefetto Gabrielli nel commentare il femminicidio dell’oncologa Ester Pasqualoni, uccisa dal suo stalker, dichiara: “Non possiamo incarcerare tutti gli stalker”. Si tratta di una impressionante ammissione di impotenza di fronte a un fenomeno grave.

Noi rispondiamo al Prefetto Gabrielli che il percorso delle donne che denunciano la violenza subìta è irto di ostacoli. Lo strumento della denuncia attualmente a disposizione della donna che subisce qualsiasi forma di violenza è svuotato del suo significato di rimedio per la tutela dei propri diritti. E questo accade perché di fatto tali diritti non sono salvaguardati in tempo né con la dovuta diligenza da parte delle autorità competenti anzi: la violenza maschile contro le donne, in tutte le sue molteplici forme, non è riconosciuta ed è sistematicamente sottovalutata."

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Da D.i.Re un App per le donne che subiscono violenza

La rete nazionale dei centri antiviolenza ha realizzato un App per offrire a tutte le donne che subiscono violenza informazioni rapide e utili che le supportino nel conoscere il centro antiviolenza più vicino e nel riconoscere ciò che stanno vivendo. 

Titti Carrano, Presidente di D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza afferma: “La collaborazione di Eau Thermale Avène è per noi davvero preziosa: abbiamo realizzato una  App per smartphone, perché vogliamo dare a tutte le donne che subiscono violenza la possibilità di trovare il Centro Antiviolenza più vicino con un semplice click, attraverso un sistema di geolocalizzazione e con una mappa interattiva. Il nostro obiettivo è presentare uno strumento davvero prezioso per le donne che vivono situazioni di violenza e spesso non sanno a chi rivolgersi e come agire. 

Tutte le donne potranno registrarsi in maniera sicura e accedere all'area riservata dove sarà possibile salvare il Centro Antiviolenza più vicino e annotare in un'agenda tutti gli episodi di violenza subiti così da rendere più semplice l'eventuale ricostruzione degli eventi nel caso la donna scelga liberamente di denunciare. 

Inoltre sarà disponibile per tutte le donne un questionario e test di conoscenza tematica con navigazione dinamica che permetta di riconoscere la violenza, le situazioni di rischio e quindi la necessità di rivolgersi ad un Centro Antiviolenza."

Per saperne di più, vai alla pagina. 

 

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