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Ancora sulla violenza sessuale contro le donne

Reggio Emilia, 9 Agosto 2018

Comunicato stampa

Non uscire, non frequentare certi spazi della città, non bere, non dare confidenza, non divertirti, attenta a come ti vesti,  non VIVERE! 

In queste ultime settimane, nel nostro paese e nella nostra città, ancora episodi di violenza sessuale in spazi pubblici a danno delle donne, della loro e della nostra libertà. Ma notizie simili ci arrivano anche da altri paesi europei, che però si stanno muovendo per garantire, nei fatti e non solo a parole, il diritto delle donne a vivere libere dalla violenza. 

“Non tacere, perché se lo fai ti stai lasciando sopraffare. Nessuno dovrebbe passare attraverso questo. Nessuno dovrebbe rimpiangere di aver bevuto qualcosa, di parlare con la gente a una festa, di tornare a casa da solo o di indossare una minigonna”. Queste le parole scritte dalla donna vittima di uno stupro di gruppo, che, in Spagna, ha recentemente suscitato un’ondata di proteste. E, in risposta, il governo socialista di Sanchez sta per introdurre una nuova legge che prevederà il principio del consenso esplicito: se una donna non dice chiaramente sì al rapporto sessuale, quest’ultimo sarà considerato stupro. 

E in Francia, dopo la violenza fisica subita dalla 22enne Marie Laguerre, che aveva reagito a un insulto sessista da parte uno sconosciuto e messo in rete il video della sua aggressione, diventato ben presto virale, l'Assemblea nazionale ha approvato il primo agosto in via definitiva il disegno di legge contro le "violenze sessiste e sessuali", che include tra le altre cose una multa fino a 750 euro per "molestie in strada" come i commenti osceni. (per saperne di più clicca qui)

E l’Italia? Nonostante la ratifica, nel 2013, della Convenzione di Istanbul secondo la quale stupro significa sesso in assenza di consenso, siamo ancora in attesa della modifica della definizione legale del reato di stupro, la cui sussistenza, finora, si basa sul principio della costrizione, cioè il contrasto tra la volontà di chi commette il reato e di chi lo subisce.

A dare il buon esempio, su 20 che hanno ratificato la Convenzione, solo 8 paesi dell’Unione europea i quali hanno rivisto la legislazione in materia di violenza sessuale alla luce del consenso.  

Si è machi per ignoranza, per tradizione, per educazione. 

Per questo, pur riconoscendo necessario il cambiamento sul piano normativo, continuiamo ad impegnarci per sottrarre terreno e ragioni a ‘quella’ tradizione , ‘quella’ educazione, a quella cultura, a quella politica, che fanno credere agli uomini di essere vittime di un sistema che non li lascia divertire, violentare o maltrattare come hanno sempre fatto e che se le donne subiscono è perché ‘se la sono andata a cercare’.

 

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