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24 Marzo 2020 D.i.Re scrive al Governo chiedendo un intervento sinergico a livello nazionale

Dopo la lettera alla Ministra per le Pari Opportunità Bonetti, la rete nazionale dei centri antiviolenza D.i.Re lancia il suo nuovo appello al Governo e al Parlamento perchè metta in campo interventi sinergici a livello nazionale a sostegno delle donne che subiscono violenza e dei centri antiviolenza. Di seguito il comunicato stampa. 

I Centri Antiviolenza, ancora una volta, sono in prima linea nel rispondere alle necessità delle donne che subiscono violenza.

L’azione di prevenzione della violenza e di aiuto alle donne che la subiscono va certamente incrementata con ogni mezzo possibile. A maggior ragione in questo momento occorre far sapere a ogni donna che i Centri sono operativi, che l’aiuto è possibile, che le reti esistono e che nessuna di noi intende recedere dal proprio lavoro quotidiano e costante in loro favore.

I centri antiviolenza della rete D.i.Re si sono tutti organizzati in modo da garantire:

  • reperibilità telefonica, nella maggioranza dei casi H24;
  • sostituzione dei colloqui previsti nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, compresi quelli con psicologhe e/o avvocate, sostituiti ove possibile con colloqui telefonici e Skype;
  • incontri di persona in sede, in particolare per i casi di emergenza, nel rispetto delle disposizioni per la prevenzione del contagio.

Le case rifugio dei centri antiviolenza della rete D.i.Re sono tutte attive, in parte già al completo, e le operatrici continuano a sostenere le donne e i/le loro figli/e ospiti. 

Sul sito di D.i.Re è stata creata una pagina che fornisce tutte le informazioni e i contatti dei centri antiviolenza : https://www.direcontrolaviolenza.it/emergenza-coronavirus-apertura-centri-d-i-re/

D.i.Re ha prodotto un proprio spot e campagna stampa: andrebbero potenziati i canali anche istituzionali, sui quali possano essere circolate le informazioni dei centri antiviolenza.

Per far fronte a questo periodo difficile per tutti e tutte, per le donne vittime di violenza è ancora più difficile trovare sostegno. Le associazioni hanno provveduto autonomamente all'acquisto di mascherine – ora introvabili – guanti, disinfettanti e tutto quanto necessario. Sono ovviamente spese straordinarie, non preventivate che continuano ad aumentare e difficilmente sostenibili per lungo tempo soprattutto per i centri più piccoli. 

1. Per i centri antiviolenza si aggrava il problema di liquidità.

Ricordiamo che:

“al 1° ottobre 2019 la percentuale di risorse liquidate dalle Regioni è pari al 63% (circa 11 milioni a fronte dei 17,5 previsti) per le annualità 2015 e 2016.

La situazione non cambia con il successivo riparto relativo all'annualità 2017: le Regioni hanno liquidato solo il 34% delle risorse, ovvero circa 4 milioni di euro a fronte dei 12,4 stanziati. Per l’anno 2018 il Governo ha stanziato 20 milioni di euro per l’apertura e il potenziamento delle case rifugio e dei centri antiviolenza. Ad ottobre 2019 la percentuale delle liquidazioni dei fondi a carico delle Regioni a favore delle case rifugio e dei centri antiviolenza è pari a 0,4%”[1].

Per l’anno 2019, le risorse pari a 30 milioni di euro non possono essere distribuite in quanto le Regioni non hanno ottemperato all'invio della programmazione necessaria.

Per l’anno 2020 non vi è ancora il riparto dei fondi alle Regioni.

Per far fronte alle spese aggiuntive la Ministra per le Pari Opportunità ha annunciato un fondo specifico per l’emergenza COVID-19 che dovrebbe attingere dalle risorse, pari a 10 milioni di euro, che sono state stanziate dal Dipartimento Pari opportunità quest’anno per un bando riservato a progetti dei centri antiviolenza, in aggiunta ai 20 milioni di euro previsti quali risorse ordinarie per il Piano nazionale antiviolenza nel 2020.

Chiediamo che il fondo straordinario per l’emergenza sanitaria venga costituito con risorse aggiuntive e non gravanti sui 30 milioni di euro complessivamente previsti per il 2020 e destinati al funzionamento ordinario dei centri antiviolenza.

Mancano inoltre, strutturalmente, meccanismi rapidi e trasparenti per consentire ai centri antiviolenza di accedere alle suddette risorse.  È fondamentale in questo momento particolare che si velocizzino le procedure, evitando le pastoie che rendono lentissime le erogazioni e strozzano l’operatività.

Desta preoccupazione anche il fatto che gli enti locali, non organizzati con il telelavoro e con personale ridotto a causa della pandemia, non siano in grado di trasferire le risorse ai centri antiviolenza nell'immediato. È indispensabile che i Centri Antiviolenza possano accedere ai fondi già erogati e già assegnati con procedure spedite per evitare che finiscano la liquidità in fase di pandemia.

2. Accoglienza in emergenza

Per le nuove accoglienze in emergenza o per casi specifici, la maggiore criticità è rappresentata dalla necessità di prevedere un alloggio alternativo alle case rifugio (ormai piene), che deve essere comunque gestito dal centro antiviolenza di riferimento del territorio, nel rispetto di riservatezza e anonimato e i cui costi devono restare a carico degli enti erogatori del progetto.

Attualmente i centri antiviolenza D.i.Re stanno facendo fronte a questa esigenza attraverso le reti territoriali in cui sono parte attiva o affittando appartamenti sui siti di case vacanze, o stanze presso strutture religiose, con un ulteriore aggravio delle spese straordinarie non preventivate. È forte la preoccupazione che per alcuni Enti territoriali l’emergenza coronavirus possa diventare un modo surrettizio per infrangere quelli che sono due capisaldi imprescindibili di ogni nostra azione a tutela e vantaggio delle donne: la segretezza e l’anonimato.

Che il controllo sulla salute della popolazione non si trasformi in controllo sulla vita delle donne che subiscono violenza!

3. Fondo per il micro-credito

Si suggerisce di modificare la destinazione del fondo per il micro-credito (2 milioni di euro) per le donne vittime di violenza annunciato dalla Ministra per le Pari Opportunità lo scorso 25 novembre 2019 (e che non ci risulta essere stato ancora attivato) in un fondo destinato a un reddito di cittadinanza minimo per le donne vittime di violenza accolte dai centri antiviolenza che in questo momento stanno in gran numero perdendo il lavoro.

4. Bambine e bambini

Una importante criticità per i bambini e le bambine ospitati/e in casa rifugio è rappresentata dalla continuità scolastica, non essendo queste in moltissimi casi, dotate dei computer necessari per poter assicurare la didattica a distanza. Acquisti di questo tipo, purtroppo, non sono attualmente immaginabili con le risorse dei centri antiviolenza ma sono prioritarie per garantire il diritto all'istruzione in parità con i/le coetanei/e. Un fondo specifico potrebbe essere attivato d’intesa tra i ministeri per l’Istruzione e per le Pari opportunità.

5. Donne richiedenti asilo e rifugiate

Particolare attenzione deve essere dedicata alle donne richiedenti asilo e rifugiate accolte nelle strutture collettive quali CAS, CPR e strutture del sistema SIPROIMI-ex SPRAR, che potrebbero trovarsi a subire violenza. Occorre diramare una circolare ai gestori di tali strutture, fornendo le informazioni sui centri antiviolenza territoriali ai quali possono rivolgersi.

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