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Violenza contro le donne. Piuttosto che parlarne male, forse sarebbe meglio non parlarne affatto.

Riportiamo la riflessione del blog Un altro genere di comunicazione alla risposta data dalla Direttrice della rivista femminile "F" alla lettera di una donna-lettrice che dichiara di aver subito violenza. 

Piuttosto che parlarne male, in TV e sui giornali (riviste comprese), forse sarebbe meglio, con coscienza e consapevolezza, non parlarne affatto. Non tutti coloro che ricevono lettere o racconti simili hanno gli strumenti adeguati a parlarne a dare risposte, ad aiutare. Alcune volte, senza la competenza che occorre in casi come questi, sarebbe meglio tacere. Altrimenti si corre il rischio di aggiungere male al male. Come ha fatto mi spiace dirlo, la direttrice di “F” a quella lettera pubblicata sulla sua rivista (scaricala qui). 

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Violenza contro le donne e complicità femminile: alcuni spunti di riflessione

Segnaliamo l'articolo di Lea Melandri, apparso sul Corriere della Sera il 25 settembre, dal titolo "Violenza invisibile. Come parlarne?", che interroga la complicità femminile al fenomeno della violenza di genere in un'ottica storico-culturale. Quanto il bisogno d'amore, la necessità di sentirsi indispensabile all'altro, l'abnegazione di sè condizionano le donne nel non denunciare? 

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Violenza di genere contro le donne: legislazioni e pratiche a confronto

Carlo Lania, giornalista del Manifesto, confronta ciò che diversi paesi europei hanno messo in campo nella lotta al fenomeno della violenza maschile sulle donne. L'Italia, ancora una volta, fanalino di coda relativamente alle misure adottate a contrasto del fenomeno e a protezione delle vittime: lo stesso decreto sul femminicidio approvato ad agosto approccia la violenza come un'emergenza sociale anzichè metterne in luce il suo carattere strutturale, non prevedendo peraltro nessun stanziamento di risorse per azioni che agiscano in un'ottica preventiva e non solo repressiva. 

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Per non dimenticare...

“Tutte sono donne / tutte nostre sorelle figlie / madri amiche / tutte sono nostre (…..) / le offese le ferite / le violate le morte / senza nome col nome / tutte sono donne / e tutte noi donne siamo in lutto” 

Serenella Gatti

Quella "colpa" delle donne uccise all'ultimo appuntamento

Sulla 27esimaora del Corriere, Anna Costanza Baldry, responsabile degli Sportelli Antistalking per il Centro antiviolenza Differenza Donna di Roma, risponde a tutti quei commenti apparsi negli ultimi giorni sul femminicidio di Lucia Bellucci, trentunenne uccisa il 9 agosto a Pinzolo dal suo ex-compagno, avvocato di 44 anni. Diverse infatti sono state le prese di posizione come quella dell'avvocato Giulia Bongiorno e del giornalista Beppe Severgnini, che hanno imputato a Lucia la 'responsabilità' di aver accettato quell'ultimo appuntamento con il suo ex, di avergli creduto, di non essere stata capace di dire 'no'.

La Baldry cerca di spiegare il perchè posizioni come queste, non solo offendono le donne che subiscono violenza, accusate di essere troppo deboli nei confronti dei maltrattatori, ma rischia di banalizzare la lettura di un fenomeno complesso quale la violenza maschile agita sulle donne.

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Varato il decreto legge contro il femminicidio

L'8 agosto Il Consiglio dei Ministri, ha approvato, su proposta dei Ministri dell’interno Angelino Alfano, del lavoro e politiche sociali, Enrico Giovannini e della giustizia, Annamaria Cancellieri, un decreto legge recante un “pacchetto” di misure urgenti che mirano ad affrontare, da diverse angolature, una serie di problematiche riguardanti la pubblica sicurezza in una chiave di difesa dei soggetti più deboli ed esposti.

Tra le altre, il provvedimento, che si compone di 13 articoli suddivisi in quattro Capi, contiene misure riguardanti la Prevenzione e contrasto della violenza di genere. Sulla base delle indicazioni provenienti dalla Convenzione del Consiglio d’Europa, fatta ad Istanbul l’11 maggio 2011, concernente la lotta contro la violenza contro le donne e in ambito domestico di Istanbul, recentemente ratificata dal Parlamento, il decreto mira a rendere più incisivi gli strumenti della repressione penale dei fenomeni di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e di atti persecutori (stalking).

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