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Commenti e analisi sul decreto legge contro il femminicidio

Dalla Rete Nazionale dei Centri antiviolenza (D.i.Re) una presa di posizione sul pacchetto di misure urgenti varate contro il femminicidio e la violenza maschile sulle donne dal Governo Letta. Ad alcuni aspetti positivi fanno da contraltare la mancanza di previsione di azioni concrete a sostegno delle donne maltrattate e la scarsa capacità di andare oltre l'approccio "repressivo" del fenomeno, cogliendone invece la dimensione culturale e di genere.

Scarica il comunicato e il documento di analisi. 

Anche Nadia Somma, Presidente del Centro antiviolenza di Lugo 'Demetra', dal suo blog su Il Fatto Quotidiano, sintetizza gli aspetti interessanti e i punti deboli del decreto, "presentato con toni entusiastici come strumento di tutela delle donne che il decreto pensa come “soggetti deboli” e bisognosi di tutela". 

Dal suo blog Lipperatura, Loredana Lipperini segnala l'insufficiente attenzione del decreto alla dimensione culturale della violenza maschile sulle donne: "Non mi piace perché è un decreto repressivo. E molte di noi hanno detto e ripetuto che nessuna repressione e nessun giro di vite porterà a risultati se non si insiste sulla prevenzione. Scuola. Formazione degli educatori. Libri di testo delle elementari. Educazione al genere, all’affettività, alla sessualità. Da subito. Di questo non si parla". 

Nel commento di UDI Napoli si pone, tra l'altro, l'accento sulla mancata introduzione dell'obbligatorietà della refertazione sanitaria in caso di violenze, che affida il sostegno alla donna per lo svelamento della violenza alla alla sensibilità, vera o presunta, degli operatori nelle istituzioni e nelle varie discipline. 

Violenza maschile contro le donne...Purchè se ne parli?

Fa discutere la campagna pubblicitaria Ferma il bastardo lanciata dall'azienda di intimo Yamamay. C'è chi come Lorella Zanardo, autrice del documentario "Il corpo delle donne", sostiene che, in assenza di azioni efficaci da parte delle istituzioni, campagne come questa aiutino ad aumentare il livello di consapevolezza sul fenomeno, e chi, invece, come Giovanna Cosenza, pone l'accento sul 'contenuto' della campagna che, per l'ennesima volta, veicola l'immagine della donna-vittima e la investe della responsabilità di fermare (denunciandolo) il maltrattatore. 

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"Sono padre e fiero di mia figlia", un 'insolito' concorso fotografico

Di concorsi fotografici è pieno il mondo, dentro e fuori dal web, ma questo che arriva come proposta da parte della rete femminista 'Mediterranean Women's Fund, nato per volontà di attiviste che operano nell’area del Mediterraneo e in particolare nei  paesi africani che vi si affacciano, è davvero particolare. Si chiama “Father and proud of my daughter”: padre e orgoglioso di mia figlia, e propone l’invio di immagini nelle quali il soggetto siano appunto uomini padri e le loro figlie.

Leggi l'articolo sul Fatto Quotidiano. 

Il rischio di dimenticare le radici della violenza sulle donne


Loredana Lipperini dal suo blog prende spunto da un episodio dei Simpson per intervenire nel dibattito sulla violenza maschile contro le donne. Tante sono le campagne e i soggetti del mondo politico, economico e culturale che stanno prendendo la parola su questo fenomeno, diverse volte, però, occultando che la violenza agita dagli uomini è ancora troppo spesso legittimata da modelli culturali, sociali ed educativi che ripropongono, anzichè scardinarla, una sostanziale disparità di potere tra uomini e donne. 

Leggi l'intervento della Lipperini. 

Marcia indietro sullo stalking: torna la custodia cautelare

La commissione Giustizia della Camera ha approvato due emendamenti del Pd al decreto legge cosiddetto "svuotacarceri", che reintroducono la possibilità di misura cautelare per lo stalking e il finanziamento illecito ai partiti. A renderlo noto è il capogruppo Pd in commissione Giustizia Walter Verini.

La Commissione cancella dunque l'emendamento del senatore Lucio Barani, votato martedì scorso dalla maggioranza, che innalzava da quattro a cinque anni il tetto sotto il quale non é possibile applicare la custodia cautelare in carcere per chi é a giudizio il reato di persecuzione. 

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Cosa sta succedendo? La ratifica della Convenzione di Istanbul è solo una mossa di facciata?

Un emendamento accolto da tutta la maggioranza in commissione Giustizia al Senato stabilisce che la custodia cautelare e i domiciliari possano scattare solo per i reati per cui è prevista una pena di cinque anni e non più di quattro. E per gli stalker il massimo è proprio quattro.

Gli ultimi casi sono quelli di Marina di Massa e Taurisano: donne uccise da uomini che non sopportano di essere lasciati. Tragedie di fronte alle quali si invocano misure più severe contro chi si rende responsabile di maltrattamenti in famiglia o perseguita l'ex partner. Invece gli stalker potrebbero ora non rischiare più né la custodia cautelare in carcere né gli arresti domiciliari.

Leggi l'articolo su Repubblica online. 

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