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Lotto Marzo Sempre. #3 I costi della pandemia sulle donne: lo sguardo di un centro antiviolenza

La pandemia globale non agisce per eliminare le diseguaglianze. Le aumenta, le sovrappone. E allo stesso tempo, ci sfida a un cambiamento radicale. A partire dalle donne, per le quali gli effetti negativi della pandemia sono amplificati.  

Noi di NONDASOLA lo stiamo osservando attraverso quella lente di ingrandimento che è il centro antiviolenza. Da oltre un anno cerchiamo di sostenere i percorsi di uscita dalla violenza di donne che, oltre a dover far fronte a tutte le richieste del sistema anti-violenza (rapporto con i servizi sociali, procedimenti penali e/o civili, relazione con il maltrattante per la gestione dei figli/e, eventuali allontanamenti in protezione), vivono come una traversata nel deserto lo sforzo di raggiungere quell’autonomia seppur minima, che potrebbe metterle in salvo dal ricatto economico spesso tentato dal maltrattante quale leva per non andarsene. Pagano infatti il prezzo altissimo delle conseguenze provocate dall’emergenza sanitaria, visto il tanto e prolungato lavoro di cura chiesto alle donne in ambito familiare, scolastico, sanitario, dei servizi, senza un adeguato riconoscimento.  

Il mercato del lavoro, a dicembre 2020, ha espulso 312.000 donne, molte di loro contrattualizzate in condizioni di precariato e part-time involontario, quindi ‘sacrificabili’. E che oggi, per lo più, offre alle donne piccoli pezzi di lavoro a termine, con bassi salari, nei settori scarsamente qualificati e maggiormente espositi al rischio contagio. Proprio quel tipo di lavoro che rende una chimera la possibilità di affittare un appartamento sul libero mercato per sé e i/le propri/e figlie/e. Proprio quel tipo di lavoro che allontana la prospettiva di chiedere un permesso di soggiorno svincolato dal ricongiungimento con quel partner che ti maltratta. Proprio quel tipo di lavoro che ingrossa la schiera delle donne in stato di povertà assoluta. Poi, se il lavoro, anche per poche ore arriva, è probabile che lo si debba rifiutare perché il contributo ‘nazionale’ alla crisi sanitaria ci si aspetta che le donne lo debbano dare sul fronte della cura e dell’assistenza familiare, a sopperire un welfare e una cultura che mai hanno realmente investito nella condivisione del lavoro riproduttivo tra uomini e donne. Se il contributo è questo, allora, è possibile che si debba rinunciare anche al sogno di riqualificarsi professionalmente e di acquisire quelle competenze, digitali in primis, senza le quali la ricerca attiva del lavoro è un percorso ad ostacoli di cui non si vede la fine. E i processi di digitalizzazione, col vento in poppa causa pandemia, prenderanno sempre più piede, col rischio che moltissime donne, migranti e non, resteranno ai blocchi di partenza. 

Come si fa ad immaginarsi libere dalla violenza ed autonome, ed agire per diventarlo se la realtà è questa? Chi di noi riuscirebbe ad avere abbastanza fiducia in se stesso/a per reggere il confronto con essa? È evidente che i costi della pandemia non sono neutri, hanno e avranno un impatto molto diverso su uomini e donne. Così come non lo saranno le politiche di ricostruzione e resilienza, al centro del dibattito pubblico sul Recovery Fund, di cui è necessario misurare la ricaduta adottando un approccio di genere.  

Di fronte ai ripetuti e profondi fallimenti del sistema politico ed economico patriarcale che da sempre incide negativamente sulla capacità di donne e ragazze di esercitare e godere dei diritti umani fondamentali, tra cui una vita libera dalla violenza, è urgente un cambiamento strutturale. Lo afferma con forza il Position Paper Il cambiamento che vogliamo. Proposte femministe a 25 anni da Pechino, presentato a Roma il 9 Luglio 2020 e redatto da un ampio gruppo di organizzazioni femministe e femminili – coordinato da D.i.Re Donne in rete contro la violenza. Povertà, istruzione e ricerca, lavoro, violenza maschile, divario digitale, partecipazione alla vita pubblica e ai processi decisionali. Questi gli snodi problematici di cui si occupa il Position Paper, offrendo un contributo di pensiero, analisi ed azioni. 

Questo è il cambiamento che vogliamo. Le proposte femministe sono sul tavolo. Cosa aspettiamo? 

* Questo intervento si inserisce nel percorso di quattro articoli a firma dell'Associazione Nondasola che ogni settimana durante tutto il mese di marzo sono pubblicati su questo sito e sulla Gazzetta di Reggio.

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