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Lotto Marzo Sempre. #4 Viste da un centro antiviolenza: scuola e prevenzione ai tempi del virus

La chiusura delle scuole per il Covid-19 ha lasciato 1,6 miliardi di bambini/e senza istruzione. Se guardiamo al mondo, i dati messi in evidenza dall’ultimo rapporto “The Global Girlhood Report 2020: Covid-19 and progress in peril” diffuso da Save the Children ci dicono che gli effetti della pandemia per bambine e ragazze saranno ancora più devastanti. Molte di loro non torneranno mai più tra i banchi di scuola, vanificando i progressi nell’ambito dell’educazione di bambine e ragazze nati dalla Conferenza sulle Donne di Pechino 1995, che ha sancito un impegno comune di tutti i governi per l’uguaglianza di genere. Non c’è la possibilità di studiare se bisogna badare a un familiare che ha contratto il virus, o a un fratello o a una sorella più piccolo/a. E non ce n’è di certo se l’economia familiare, su cui grava il peso della pandemia, necessita di un supporto. Le conseguenze non sono neutre dal punto di vista del genere. Oltre alla perdita di apprendimento e alla palestra di uguaglianza che l’istruzione può rappresentare, non andare a scuola per le ragazze significa essere esposte a un rischio maggiore di lavoro minorile, matrimoni precoci, sfruttamento sessuale e altre forme di abuso. Si stima che saranno oltre 64 milioni le bambine e le ragazze costrette a lavorare e circa 14 milioni quelle obbligate a sposarsi. Non si può indietreggiare.

Se guardiamo a quello che avviene all’interno dei nostri confini nazionali, le misure di contrasto alla pandemia hanno aumentato le disuguaglianze sociali e di genere e le problematiche all’interno della scuola dovute al lockdown si sono sommate a difficoltà antecedenti. La dispersione scolastica, le disuguaglianze nell’apprendimento, il ritorno dell’analfabetismo letterale e funzionale, le conseguenti mancanze di opportunità sono urgenze del presente; migliaia di ragazzi/e stanno rimanendo indietro, non potendo o non riuscendo a seguire la didattica a distanza. Sappiamo quanto l’istruzione sia fondamentale per raggiungere la parità di genere e per i percorsi di libertà di essere e poter essere di ciascuno/a. Non si può indietreggiare.

Se guardiamo alle famiglie, la scuola è l’istituzione intorno a cui la maggioranza delle famiglie italiane organizza la propria vita. Con la didattica a distanza, l’accudimento dei/lle figli/e piccoli/e e l’aiuto ai compiti dei/lle grandi sono ricaduti in particolare sulle madri, alle quali si continua a delegare la responsabilità educativa delle generazioni future. È prevedibile, se le priorità stabilite dalla politica economica e sociale saranno altre, un aumento della disuguaglianza e della povertà educativa, una riduzione della mobilità intergenerazionale, e un incremento del divario di genere. 

E poi c’è l’osservatorio del centro antiviolenza e ci sono i ragazzi e le ragazze che l’Associazione NONDASOLA e il suo Gruppo Prevenzione incontra, e quello che i loro corpi all’interno di qualche centimetro su Zoom o su qualche altra piattaforma digitale (non) dicono.

Da 22 anni l’Associazione Nondasola esce dal Centro Antiviolenza CASA DELLE DONNE per entrare in classe, incontrare ragazzi e ragazze, parlare con loro di come stanno le relazioni tra maschi e femmine, costruire con le giovani generazioni pratiche di prevenzione alla violenza maschile contro le donne a partire dai corpi sessuati. In questo periodo di sovrapproduzione di lezioni online, di entrata in classe/in casa con didattica a distanza, ci siamo chieste quale fatica costasse ai ragazzi e alle ragazze questo tempo, la negazione dei corpi, la difesa di una “stanza tutta per sé”. Ci siamo occupate e preoccupate dei dati allarmanti sui disagi che le giovani generazioni stanno vivendo, in questo tempo in cui sono privati dei più quotidiani spazi di socialità. Ci siamo chieste come pensare l’impensato: stare accanto a giovanissimi/e davanti ai loro PC, lontano dalla scuola e da amiche e amici, non tutti/e allo stesso modo, non tutti/e con uguali opportunità. Il cuore del progetto di prevenzione dell’Associazione Nondasola è da sempre, e oggi più che mai attuale, il raccontar-si l’esperienza vissuta e vivente a partire dal proprio sé sessuato (con un’apprensione in più per le ragazze) e far immaginare a femmine e maschi una stanza tutta per sé, un luogo in cui ricercare le parole per nominarsi a sé e per affacciarsi nel mondo, oltre i modelli di comportamento tramandati e, apparentemente nuovi, stereotipi per un’azione di prevenzione che li renda protagonisti/e del cambiamento. Partendo da sé, per non restare schiacciati in schermi troppo piccoli per il mondo, per costruire uno spazio e delle relazioni di libertà tra uomini e donne capaci di dare senso anche a questo tempo. 

Su tutto questo e su quello che abbiamo raccontato nei quattro articoli pubblicati nel mese di marzo sulla vita delle donne e sulle relazioni tra maschi e femmine a partire dallo sguardo dell’osservatorio del centro antiviolenza di Reggio Emilia non possiamo indietreggiare. Per prevenire la violenza maschile sulle donne, perché l’8 marzo sia sempre.

 

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