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25 settembre, manifestazione con e per le donne afghane, una giornata di lotta da non dimenticare!

Il 25 settembre, aderendo all'appello globale promosso dal movimento One Billion Rising e V-Day, l'associazione Nondasola, Non una di Meno e Donne in Nero, sono scese in piazza per continuare a far sentire la propria voce a sostegno delle donne afghane. In piazza Martiri del 7 luglio, tante e tanti hanno occupato lo spazio pubblico della nostra città, ‘insorgendo’ creativamente perché l’attacco ai diritti e alla libertà delle donne in Afghanistan è solo l’ennesimo di un’onda lunga di violenza che non risparmia nessunə di noi.
E' stata una giornata indimenticabile di protesta e solidarietà in cui la forza delle liberazione femminista ha attraversato le piazze del mondo per dar voce a un appello potente che non può rimanere inascoltato. Una giornata di testimonianze, come quella potente di una giovane donna fuggita dall’inferno dell’Afghanistan e che ha raccontato la sua esperienza e la condizione delle donne nel suo Paese. Riportiamo qui il suo intervento:

"Sono una delle donne afghane vulnerabili che ha avuto la fortuna di essere evacuata in tempi di crisi. Sono una studentessa che lotta per raggiungere i suoi obiettivi ma oggi purtroppo i miei sogni sono morti. Ci sono molti afghani la cui speranza è svanita in guerra. Questo è un momento di paura per le donne afghane.  Le donne afghane vogliono alzare la voce ma hanno paura. Non potevano uscire dalle loro case. hanno sofferto profondamente negli ultimi 40 anni di guerra. Hanno combattuto per l'uguaglianza, hanno fatto progressi ma oggi sono state respinte ai giorni bui. L'improvviso trasferimento di potere ai talebani è costato la sicurezza in Afghanistan specialmente per le donne. Da oltre 20 anni abbiamo fatto molti cambiamenti e sviluppi, ma questo cambio di governo ha distrutto tutta la nostra lotta. L'attuale governo dei talebani promette di dare tutti i diritti alle donne ma non sembra reale nell’attuarlo, distruggono il ministero delle donne, non ci sono donne in questo nuovo governo.

Il diritto all'istruzione è tra i diritti umani fondamentali, ed è uno strumento importante per gli umani per cambiare le loro circostanze. Questo  strumento è stato regalato alle donne afghane. Tutti hanno diritto all'istruzione, ma i talebani non vedono le donne in Afghanistan come donne. Le ragazze non possono frequentare la scuola. Non potranno più ottenere la loro istruzione e carriera. La loro libertà finisce se i talebani le prendono, quindi le donne afghane preferiscono restare a casa. In alcune province le persone nascondono le loro ragazze perché i talebani stanno stilando una lista di donne tra i 15 e i 45 anni per potersi sposare con loro. E’ più di un mese che i talebani controllano tutto, ma ci sono molti problemi per le donne. Stanno affrontando violenza e discriminazione. I talebani ricordano a tutto il personale maschile di continuare a lavorare ma chiedendo alle donne di restare a casa.  Le istituzioni sono aperte solo per i maschi. Un numero molto limitato di giornaliste è sullo schermo, ma alla maggior parte delle giornaliste è stato impedito di diffondere la realtà. Secondo i talebani una donna fuori casa è una tavoletta di cioccolato senza coperchio. E’ un insulto diretto per le donne. Se ci sono diritti umani dovrebbero restituire il nostro diritto. I diritti delle donne devono essere rispettati, devono poter lavorare e continuare la loro istruzione o muoversi liberamente. I leader mondiali non dovrebbero dimenticare i passi necessari per dare potere al popolo afghano."

Il 25 settembre è stata una giornata di racconti, poesia, musica e danza per chiedere a gran voce, con tutte le donne afghane, misure e interventi concreti per garantire libertà di movimento e autodeterminazione, contro ogni forma di militarismo e fondamentalismo. Nessun* di noi è liber* finché le donne dell’Afghanistan non sono libere.

Ci vogliamo vivə ma anche liberə!
Ci vogliamo liberə ma anche vivə!

Qui sotto l'intervento di Carmen Marini per l'associazione Nondasola e alcune foto della manifestazione.

"Come il battito d'ali di una farfalla può provocare un uragano dall'altra parte del mondo, così oggi il nostro piccolo gesto  unito a tutte le  donne  e uomini che come noi manifestano in altre città, può provocare grandi cose.
Essere insieme a sostenere la lotta delle donne afghane può significare molto, le nostre grida di rabbia possono arrivare alle donne e farle sentire meno sole, possono arrivare a quel governo che sta loro togliendo la libertà, ma anche ai governi più vicini  ai quali chiediamo di non sedersi ai loro tavoli finché le donne non saranno libere. La globalizzazione che caratterizza la nostra storia ci mette tutte in relazione, tanto che le sofferenze che stanno patendo le donne lontane  le sentiamo sulla nostra pelle.
Perché la libertà non é libertà se non é libertà di tutte. 
L’atlante geografico delle donne ci racconta purtroppo come in  ogni parte di questo mondo, soffrono e hanno sofferto in vario modo per le conseguenze di un patriarcato che le opprime e, quando chiedono e rivendicano i loro diritti mettono a rischio le proprie vite. Come ogni femminicidio ci parla di una donna che voleva vivere a partire da sé e di un uomo che voleva decidere per lei, così le donne afghane si battono a costo della loro esistenza contro chi le costringe ad una vita senza nessun futuro di libertà.
Sono più di 20.000 le donne che in Italia si rivolgono ai centri antiviolenza e più di 200 ogni anno alla Casa delle donne gestito da Nondasola della nostra città e, sappiamo quante altre non arrivano ai centri, non dimentichiamolo.
La rivoluzione femminista pacifica del secolo scorso, che ha aperto la strada  all'autodeterminazione di una parte delle donne del pianeta  non si può più cancellare e non si può fermare e le parole che colpevolizzano le donne, nelle aule dei tribunali o nei media o  come quelle di una giornalista ascoltata da milioni di persone, non ci faranno indietreggiare.
Anche  la resistenza  delle donne afghane che affrontano a viso scoperto padri, fratelli, mariti e militari, dice a tutte noi quanta forza anima il loro desiderio di libertà e lascerà un segno che non si potrà reprimere a lungo. 
Donne che hanno conosciuto la dura repressione dei tempi passati che non vogliono più tornare indietro e giovani generazioni che sono state catapultate in un baratro dall'oggi al domani da un manipolo di soldati che per la loro supremazia discriminano le donne del loro stesso popolo e osano anche parole concilianti per apparire al mondo migliori di quello che sono, parole subito dopo contraddette dai fatti che raccontano di abusi sessuali, assassinii, persecuzioni a giornaliste/i, attiviste/i, artiste/i e ogni giorno allungano la lista della cancellazione dei diritti delle donne.
Dall’oggi al domani dopo la più lunga invasione dell’occidente, spinta da una commistione di vendetta e rabbia, ammantata di giustizia, indirizzata ad un paese prescelto come responsabile di attentati, che ha lasciato intenzionalmente un paese allo sbando. Assistiamo ad una miriade di conflitti sparsi nel mondo che stanno riempiendo i confini  di muri per non accogliere uomini e donne che scappano dalla violenza e dalla fame per guerre dettate da interessi politici ed  economici per affermare il proprio potere perseguito con qualsiasi mezzo, che non ha nulla a che fare con la giustizia e la democrazia, che non costruisce e non lascia nulla di umano perché la violenza non si cancella con altra violenza. E in questo momento la memoria va alle donne dell’ex Jugoslavia quando una guerra feroce fece dello stupro, come spesso accade, un’arma di battaglia, Nondasola andò in quei territori a portare la propria  vicinanza  ed  esperienza alle donne che volevano aiutare e  accogliere altre donne private della loro dignità.
Nondasola si impegna a continuare ad essere la voce delle donne Afghane in una sorta di presidio permanente con varie forme di presenza e di azioni per sostenere e non cancellare le loro esistenze e la loro lotta. Viva la ribellione delle donne Afghane!"

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