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12 Agosto 2019 - Sul femminicidio di Hui Zhou

Comunicato stampa - Associazione Nondasola e Non Una di Meno Reggio Emilia

Il femminicidio commesso giovedì scorso nella nostra città ci addolora enormemente ma non ci sorprende. Si tratta dell'ennesimo efferato atto di violenza commesso contro una donna, Hui Zhou, davanti alle telecamere di sicurezza e a testimoni, come ormai avviene quasi quotidianamente nel nostro Paese.

Non è ancora stato accertato il movente, ma una testata giornalistica ha già definito il fatto come delitto passionale. La passione a giustificare la violenza. Ancora un linguaggio che confonde la violenza con l'amore. Qualsiasi fossero i rapporti tra la giovane donna e il suo assassino e qualsiasi siano le motivazioni che lo hanno spinto a compiere un simile crimine, ci troviamo di fronte a un uomo che è stato capace di un'azione così violenta contro una donna da privarla della sua vita. Ancora una volta abbiamo assistito alla rappresentazione di un uomo che si arroga il diritto di decisioni estreme sulla vita di una donna per sfogare la propria rabbia. Proprio qui sta il punto nodale della violenza maschile. Si uccide per riaffermare il proprio controllo sul corpo della donna, delle donne tutte, sintomo della grave inadeguatezza che connota molti uomini rispetto alla libertà e all'indipendenza femminile.

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A tre anni dalla scomparsa ricordiamo Marta e ringraziamo la sua famiglia

3 Luglio 2019  Comunicato stampa

Marta ci ha lasciate tre anni fa, è stata socia fondatrice dell’Associazione Nondasola, attivista volontaria e responsabile dell’area ospitalità alla Casa delle Donne. Abbiamo conosciuto quanta forza e determinazione animassero il suo grande desiderio di lavorare a sostegno delle donne nei percorsi di uscita dalla violenza maschile e dei loro figli/e. Donna di grande sensibilità sapeva avvicinarli/e con l’impegno e  l’intelligenza del cuore  che la connotavano e l’avevano  distinta come docente al Liceo Moro. 

La famiglia vuole ricordare Marta sostenendo Nondasola con una generosa donazione, a favore del progetto sulla violenza assistita/convissuta ‘Lo spazio del possibile’. 

Già nel 2013, un gruppo di operatrici e volontarie - tra le quali Marta- avviò una riflessione interna  su questa importante problematica. Spesso, infatti, ci dimentichiamo delle conseguenze drammatiche che la violenza subita dalla madre provoca nei figli e figlie che assistono. E’ allora decisivo accendere l’attenzione su di loro per riscattarli da un vissuto che non dovrà essere un destino, offrire loro qualche opportunità in più di resistenza e di affermazione di sé, per una crescita il più possibile sana e serena. 

Noi donne di Nondasola ringraziamo allora la famiglia Banfi per il sostegno concreto al nostro progetto, che, dal 2015, realizza laboratori esperienziali  per le donne ospiti e i loro figli/e. Grazie all’apporto competente di professioniste esperte, questi laboratori rappresentano degli spazi di possibilità per viversi in un contesto non violento e non giudicante, sperimentarsi nell’utilizzo delle proprie risorse in termini creativi ed evolutivi. Fino ad oggi sono state coinvolte 29 donne con i loro 40 figli/e, con risultati molto incoraggianti.

La donazione ricevuta sarà destinata in particolare al laboratorio di Musicoterapia.  

 

Giugno 2019 - Solidarietà alla capitana della Sea Watch

28 Giugno 2019 - Comunicato stampa congiunto

Associazione Casa delle donne contro la violenza di Modena e Associazione Nondasola ONLUS

A proposito della situazione della Sea Watch, che è in continua evoluzione, ci sentiamo di affermare quanto segue: 

1.Plaudiamo al coraggio mostrato dalla capitana, Carola Rackete, per le scelte intraprese e anche per la recente dichiarazione: “La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità.”

2.Ricordiamo che a bordo della Sea Watch, come in tutte le situazioni simili, oltre a quelli che subiscono una discriminazione in quanto migranti, ci sono donne che subiscono una doppia discriminazione; il ritorno in Libia, per loro, significherebbe rivivere stupri e violenze. 

Noi, come Associazioni contro la violenza alle donne, ribadiamo che l’unica strada per consentire a queste donne e a questi uomini di mettersi in salvo è in prima battuta garantire loro un porto sicuro in cui sbarcare e, in secondo luogo, favorire la regolarizzazione della loro permanenza in Italia. 

Tutto questo affinché si chiuda il circuito di violenza da cui stanno cercando fuggire. 

 

"Un calcio alla violenza" - La solidarietà del Coordinamento regionale dei centri antiviolenza alla Nazionale femminile di calcio

Comunicato stampa, 24 Giugno 2019

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprime solidarietà alle calciatrici della nazionale femminile e condanna gli attacchi sessisti. 

La nazionale maschile di calcio non si è qualificata agli ultimi mondiali, la nazionale femminile non solo si è qualificata ai mondiali 2019, ma è prima nel suo girone, dimostrando talento, passione e professionalità. Che trattamento stanno ricevendo le atlete azzurre per questo successo? Scarsa visibilità mediatica, nessuna o quasi autorità sugli spalti, una “partecipazione” e un interesse per niente paragonabili a quelli che ricevono gli Azzurri. 

Come se questo non bastasse, ad attendere le atlete dopo ogni partita una triste sequela di commenti sessisti, battute sgradevoli, commenti denigratori, insulti. L’ultimo caso, lo scorso mercoledì: lo squallido post su Facebook di Cristian Panarari, ex consigliere comunale a Reggio Emilia ed ex portavoce del Movimento 5 Stelle, che commenta la foto di una giocatrice facendo una chiara allusione sessuale. Il post ha richiamato l’attenzione anche della vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni, anche lei M5S, che ne ha chiesto l’espulsione dal partito. Nella stessa giornata di mercoledì 19 giugno, Il Foglio pubblica un articolo di Camillo Langone che addirittura invita a “bucare il pallone” alle giocatrici di calcio, sostenendo che le giocatrici incarnano un modello contronatura di femminilità.

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Novembre 2018 Le scuole si colorano di fucsia con la campagna di prevenzione rivolta a ragazzi e ragazze

Reggio Emilia, 24/11/18 - Comunicato stampa

Ritorna la campagna di prevenzione della violenza maschile sulle donne iniziata lo scorso anno scolastico e promossa dall’Associazione Nondasola con il coinvolgimento di studenti e studentesse. Questa settimana si colora di fucsia con l’affissione, nella maggioranza delle scuole di secondo grado di Reggio Emilia, di due nuovi manifesti: Amati da vivere e No è no, Sì è sì. Due affermazioni, scelte tra le tante, raccolte durante i nostri laboratori di prevenzione. 

Sulla campagna la voce dei/lle ragazzi/e coinvolti/e: 

Abbiamo scelto dei manifesti semplici con frasi dirette per raggiungere lo scopo di mostrare che in amore nulla è da dare per scontato. Una violenza può essere interrotta con il risuono delle parole che abbiamo scelto proprio come sirene d’allarme.

Ricordiamo che nei manifesti c’è anche un simbolo: un uguale che mette al pari l’uomo e la donna, ma anche stesse gambe che vanno insieme verso una stessa direzione. Gambe che rappresentano una scelta: nessuno prevale sull’altro ma insieme camminano con lo stesso passo.

Dal 1999 con il progetto In-differenza l’Associazione Nondasola ha avviato un’attività di formazione, con finalità di prevenzione. A oggi abbiamo coinvolto più di 15000 studenti/esse.

Da anni sentiamo la necessità di muoverci nei contesti formativi per far conoscere il fenomeno della violenza, le sue caratteristiche e le strategie di contrasto, per diffondere la cultura della non violenza contro le donne e per far conoscere atteggiamenti di misoginia radicati nella quotidianità. Il nostro lavoro di prevenzione è una sollecitazione costante a guardare alla differenza come misura dell’esistente, come possibilità ‘altra’ di vivere relazioni in cui ‘differenza’ non deve più essere sinonimo di ‘disparità’, a riflettere su ruoli e stereotipi di genere, a portare lo scompiglio, la parola, l’ascolto.

I Manifesti sono promossi in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale e Provinciale, il Comune di Reggio Emilia. 

 

In solidarietà a Federica

21 Ottobre 2018

Pubblichiamo il comunicato stampa a firma di Nondasola, apparso oggi sulla Gazzetta di Reggio

L’ASSOCIAZIONE NONDASOLA che gestisce il Centro Antiviolenza della città si schiera a fianco di Federica Zambelli di Città Migrante e si unisce alle tante voci di condanna del messaggio Facebook diretto contro di lei  dopo il suo intervento del 13 ottobre in difesa dei diritti dei migranti. Un uomo, che si nasconde dietro nome sicuramente falso, indirizza a Federica un messaggio di una violenza inaudita. Dato che Federica è una donna e - proprio per questo- le parole del vile senza dignità si caricano di una ferocia disumana là dove configurano uno stupro. Sappiamo come nei social il bersaglio è spesso il corpo delle donne, niente di più rassicurante per certi uomini che si sentono potenti solo umiliando e sottomettendo il corpo femminile. La violenza contro le donne che passa nel linguaggio poggia su un contesto fortemente misogino e si traduce facilmente in violenza agita. Il martellamento continuo attraverso social e tv ha normalizzato il trash e il linguaggio sessista, tanto da far scomparire il livello di sopruso e disumanizzazione che producono : attraverso la rete, coperti dall’anonimato, questi individui portano avanti una guerra perenne, dando  sfogo a un disprezzo per le donne che rasenta la brutalità e il reato. 

Bersaglio sono le donne tutte , ma maggiori ‘attenzioni ‘sono riservate a quelle che non stanno al loro posto, quelle che reclamano diritti e rispetto per tutte le differenze e a quelle che - come ci fa notare il senatore Pillon promotore del disegno di legge a suo nome - non sanno tenere insieme la famiglia, anche se subiscono violenza, e quella famiglia ideale non è. 

E’ una guerra contro le donne, che le ferisce e mortifica tutte, e non risparmia gli uomini che provano a cambiare,  contro la quale occorre opporci non trascurando nessun segnale, anche minimo, di prevaricazione e sopraffazione.

 

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