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"Difficile non arrendersi" - Comunicato stampa Nondasola

Comunicato stampa Associazione Nondasola - 15 settembre 2020

Le vicende di questi giorni riportano alla luce della cronaca la ferocia del maschile sui corpi delle donne. C’è un fratello che pensa di avere l’esclusivo potere sul corpo e sulla vita della sorella e non esita a ucciderla per confermare il suo possesso. Ci sono due ragazzine inglesi in vacanza nei dintorni di Matera, una sera a una festa tranquilla, accompagnate da una sorella adulta di una di loro, che vengono drogate e abusate da un gruppo di ventenni, e a Milano una trentenne viene aggredita e stuprata mentre rientra a casa.

Noi che teniamo aperto da più di venti anni il Centro Antiviolenza Casa delle Donne, e lo scorso anno abbiamo accolto 363 donne, sappiamo quanto la violenza che si abbatte sulle donne prenda di mira il corpo, anche quando si tratta di violenza psicologica. Il corpo delle donne è ancora, nonostante la tanto sbandierata parità, il paradigma di una battaglia che vede il maschile in una posizione di malcelato maschilismo, anzi per molte situazioni di un accanimento che vuole il corpo oggetto delle mire predatorie degli uomini.

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"Di giorno in giorno Lotto" Nondasola verso l'8 Marzo 2020

Reggio Emilia, 06 Marzo 2020

Comunicato stampa

L’8 Marzo si avvicina in una situazione di emergenza globale che sta trasformando la nostra quotidianità e ci limita nel desiderio di essere presenti nello spazio pubblico per affermare il diritto di tutte le donne a vivere libere dalla violenza maschile. 

L’Associazione Nondasola non rinuncia però a prendere parola e lo fa su argomento ancora troppo trascurato: la violenza istituzionale, un tema conosciuto molto bene dalle donne che intraprendono percorsi di uscita dalla violenza e dalle operatrici dei centri che le affiancano. 

Nei percorsi istituzionali accade spesso che siano non riconosciuti o negati i presupposti della violenza, che si metta in discussione la parola della donna, che le sue scelte di vita siano giudicate. La letteratura e ancor meno il legislatore italiano hanno mostrato poca attenzione nei confronti della vittimizzazione secondaria, sebbene questo sia un processo molto importante rispetto alla tutela della coesione sociale. 

In tutti questi anni abbiamo raccolto direttamente molte domande da parte delle donne che ci hanno chiesto aiuto e tante altre le abbiamo sapute leggere tra le righe. Domande legate al bisogno di sapere leggere i propri diritti, di come potersi tutelare, di ottenere risposte per costruire il proprio percorso di uscita dalla violenza. Come ci ricorda Anna, una donna di 43 anni, una persona la puoi ingabbiare ma non le puoi togliere la dignità. La libertà e la dignità sono cose che non si possono togliere. 

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25 novembre 2019 - Al via la campagna di prevenzione di Nondasola rivolta a ragazzi e ragazze

24.11.2019 Comunicato stampa

Ritorna la campagna di prevenzione della violenza maschile sulle donne iniziata due anni fa e promossa dall'Associazione Nondasola con il coinvolgimento di studenti e studentesse. Questa settimana si colora di fucsia con l’affissione, nella maggioranza delle scuole di secondo grado di Reggio Emilia, di due nuovi manifesti: Cosa c’è di strano? Niente! Due affermazioni, scelte tra le tante, raccolte durante l’attività di prevenzione e formazione anche con studenti e studentesse del secondo anno di Scienze dell’educazione di UNIMORE.

Sulla campagna la voce dei/lle ragazzi/e coinvolti/e: 

Abbiamo scelto dei manifesti semplici con frasi dirette per raggiungere lo scopo di mostrare che in amore nulla è da dare per scontato. Ricordiamo che nei manifesti c’è anche un simbolo: un uguale che mette al pari l’uomo e la donna, ma anche stesse gambe che vanno insieme verso una stessa direzione. Gambe che rappresentano una scelta: nessuno prevale sull'altro ma insieme camminano con lo stesso passo. 

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12 Agosto 2019 - Sul femminicidio di Hui Zhou

Comunicato stampa - Associazione Nondasola e Non Una di Meno Reggio Emilia

Il femminicidio commesso giovedì scorso nella nostra città ci addolora enormemente ma non ci sorprende. Si tratta dell'ennesimo efferato atto di violenza commesso contro una donna, Hui Zhou, davanti alle telecamere di sicurezza e a testimoni, come ormai avviene quasi quotidianamente nel nostro Paese.

Non è ancora stato accertato il movente, ma una testata giornalistica ha già definito il fatto come delitto passionale. La passione a giustificare la violenza. Ancora un linguaggio che confonde la violenza con l'amore. Qualsiasi fossero i rapporti tra la giovane donna e il suo assassino e qualsiasi siano le motivazioni che lo hanno spinto a compiere un simile crimine, ci troviamo di fronte a un uomo che è stato capace di un'azione così violenta contro una donna da privarla della sua vita. Ancora una volta abbiamo assistito alla rappresentazione di un uomo che si arroga il diritto di decisioni estreme sulla vita di una donna per sfogare la propria rabbia. Proprio qui sta il punto nodale della violenza maschile. Si uccide per riaffermare il proprio controllo sul corpo della donna, delle donne tutte, sintomo della grave inadeguatezza che connota molti uomini rispetto alla libertà e all'indipendenza femminile.

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A tre anni dalla scomparsa ricordiamo Marta e ringraziamo la sua famiglia

3 Luglio 2019  Comunicato stampa

Marta ci ha lasciate tre anni fa, è stata socia fondatrice dell’Associazione Nondasola, attivista volontaria e responsabile dell’area ospitalità alla Casa delle Donne. Abbiamo conosciuto quanta forza e determinazione animassero il suo grande desiderio di lavorare a sostegno delle donne nei percorsi di uscita dalla violenza maschile e dei loro figli/e. Donna di grande sensibilità sapeva avvicinarli/e con l’impegno e  l’intelligenza del cuore  che la connotavano e l’avevano  distinta come docente al Liceo Moro. 

La famiglia vuole ricordare Marta sostenendo Nondasola con una generosa donazione, a favore del progetto sulla violenza assistita/convissuta ‘Lo spazio del possibile’. 

Già nel 2013, un gruppo di operatrici e volontarie - tra le quali Marta- avviò una riflessione interna  su questa importante problematica. Spesso, infatti, ci dimentichiamo delle conseguenze drammatiche che la violenza subita dalla madre provoca nei figli e figlie che assistono. E’ allora decisivo accendere l’attenzione su di loro per riscattarli da un vissuto che non dovrà essere un destino, offrire loro qualche opportunità in più di resistenza e di affermazione di sé, per una crescita il più possibile sana e serena. 

Noi donne di Nondasola ringraziamo allora la famiglia Banfi per il sostegno concreto al nostro progetto, che, dal 2015, realizza laboratori esperienziali  per le donne ospiti e i loro figli/e. Grazie all’apporto competente di professioniste esperte, questi laboratori rappresentano degli spazi di possibilità per viversi in un contesto non violento e non giudicante, sperimentarsi nell’utilizzo delle proprie risorse in termini creativi ed evolutivi. Fino ad oggi sono state coinvolte 29 donne con i loro 40 figli/e, con risultati molto incoraggianti.

La donazione ricevuta sarà destinata in particolare al laboratorio di Musicoterapia.  

 

Giugno 2019 - Solidarietà alla capitana della Sea Watch

28 Giugno 2019 - Comunicato stampa congiunto

Associazione Casa delle donne contro la violenza di Modena e Associazione Nondasola ONLUS

A proposito della situazione della Sea Watch, che è in continua evoluzione, ci sentiamo di affermare quanto segue: 

1.Plaudiamo al coraggio mostrato dalla capitana, Carola Rackete, per le scelte intraprese e anche per la recente dichiarazione: “La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità.”

2.Ricordiamo che a bordo della Sea Watch, come in tutte le situazioni simili, oltre a quelli che subiscono una discriminazione in quanto migranti, ci sono donne che subiscono una doppia discriminazione; il ritorno in Libia, per loro, significherebbe rivivere stupri e violenze. 

Noi, come Associazioni contro la violenza alle donne, ribadiamo che l’unica strada per consentire a queste donne e a questi uomini di mettersi in salvo è in prima battuta garantire loro un porto sicuro in cui sbarcare e, in secondo luogo, favorire la regolarizzazione della loro permanenza in Italia. 

Tutto questo affinché si chiuda il circuito di violenza da cui stanno cercando fuggire. 

 

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