In dialogo con gli uomini

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In dialogo con gli uomini

Gennaio 2013- Mio Fratello è Figlio Unico

Cosa cambia se cambiano i desideri degli uomini?

Documento di Maschile Plurale in vista di un incontro pubblico, aperto a uomini e donne, Sabato 16 e Domenica 17 Marzo 2013

Questo testo, messo a punto da un piccolo gruppo che si è dato disponibile a lavorarci, si articola per parole chiave e pone delle domande a chi parteciperà all'incontro.

Violenza

Negli ultimi venti anni è cresciuta nel nostro paese una rete di gruppi di uomini e di singoli che hanno sviluppato una riflessione critica sui modelli maschili dominanti. Abbiamo iniziato prendendo la parola, come uomini, contro la violenza maschile sulle donne. Ma la violenza è parte di un universo culturale condiviso non solo dai violenti: per contrastarla è necessario mettere in discussione il nostro immaginario, la nostra idea delle relazioni tra i sessi, le nostre aspettative e proiezioni nelle relazioni con le donne e con gli altri uomini. Oggi sentiamo la necessità di andare oltre la denuncia della violenza e delle sue radici e costruire un percorso in grado di dare voce al desiderio di cambiamento di noi uomini. Il discorso pubblico contro la violenza maschile è divenuto molto forte. Ma quanti uomini (e donne) condividono questo approccio, questa analisi a partire dalla violenza? 

Autorità

Da più parti si indica una crisi di autorità maschile, una crisi del patriarcato. Ma la “crisi del maschile” è una definizione ambigua. Si dice: il venire meno dell’autorità del padre ha generato un disordine distruttivo e violento nei comportamenti degli uomini. Ma “il vecchio ordine” non era meno oppressivo, violento o distruttivo. Certo, vediamo una politica e un’economia che mostrano la loro incapacità proprio quando affermano l’arroganza della propria neutralità, più o meno “tecnica”, e della propria necessità. Ma anche nei movimenti che si vogliono radicali e antagonisti tornano linguaggi misogini, gerarchici e identitari. Viene anche meno il senso di un “separatismo maschile” praticato soprattutto nei luoghi e nelle istituzioni del potere, che non è mai stato riconosciuto, confessato. Nei partiti il cambiamento si riduce al riconoscimento formale del “valore delle donne”, o alla previsione di “quote femminili” decise e regolate dai leader politici maschi. D’altra parte emergono anche percorsi politici maschili di altro segno: per esempio nel dialogo tra sostenitori della decrescita e ecofemminismo, o nelle esperienze critiche verso le forme della politica segnate dalla violenza e dalla gerarchia. La crisi del patriarcato per noi inizia nel momento in cui le parole delle generazioni precedenti di uomini non sono più in grado di rispondere alle nostre domande di senso sul mondo, da quando i destini e i ruoli che ci vengono proposti non corrispondono al nostro desiderio di come essere nel mondo. Nella crisi dell’autorità e del potere maschile può aprirsi lo spazio per un diverso modo di guardare il mondo, per ripensare da parte di noi uomini le categorie di governo, economia e politica? È possibile affermare che non esiste una “natura maschile” da “civilizzare” o da regolare con un divieto ma che il limite da riconoscere è proprio l’esistenza di un’altra soggettività, un altro desiderio, un altro sguardo sul mondo? E su questo esiste il desiderio di uno scambio tra uomini e donne?

Risentimento

Oltre la tradizionale rappresentazione di una “questione femminile” esiste oggi un’enorme “questione maschile”. Il disorientamento, la sofferenza di molti uomini di fronte al cambiamento e alla perdita di luoghi e linguaggi certi di riferimento vengono sempre più spesso strumentalizzati per alimentare uno spirito di rivincita, una reazione rancorosa e frustrata contro il femminismo, contro la libertà e l’autonomia delle donne. La partecipazione degli uomini al mondo della cura e dell’educazione può essere una “cartina di tornasole” del cambiamento nelle relazioni politiche tra i sessi, in cui una trasformazione dei ruoli non corrisponde solo alla condivisione di una responsabilità, ma incontra un nuovo desiderio maschile. E’ possibile trovare una via diversa dal rancore, dal vittimismo, dalla perdita di senso di sé?

Desiderio/Trasformazione

Se la politica ha a che fare con la libertà delle persone e con il potere allora il nostro percorso critico, come uomini, è pienamente un percorso politico. Vogliamo mettere in discussione poteri consolidati, costruire nuovi spazi di libertà per noi e per tutte e tutti. La critica ai ruoli sessuali stereotipati, alle relazioni di disuguaglianza tra i sessi, a un immaginario è stata oggetto delle lotte del femminismo nelle sue tante articolazioni, del movimento lgbtq con differenti prospettive. Siamo capaci di esprimere come uomini un desiderio di cambiamento? E qual è il cambiamento che desideriamo come uomini?

Linguaggio/Relazione

È possibile una nuova parola maschile? Andare oltre l’assunzione di responsabilità, l’impegno solidale o di giustizia per costruire una politica che esprima l’esperienza di essere uomini. Il pensiero e la pratica politica delle donne ci hanno fornito lo spazio sociale e le parole per esprimere una nostra domanda su di noi che non trovava nei saperi prodotti dalle altre generazioni di uomini le parole per esprimersi. Oggi sentiamo la necessità di un doppio salto che è già dentro molte esperienze: costruire nuove relazioni politiche tra donne e uomini, e tra persone di diversi orientamenti sessuali, non basate esclusivamente sulla comune opposizione a forme oppressive e violente ma su una comune ricerca di senso, sul riconoscimento del valore reciprocamente trasformativo di queste relazioni. Il secondo passo è la produzione di uno sguardo autonomo, come uomini: la capacità di agire un conflitto con l’ordine esistente a partire da noi. Pensare e agire forme diverse di relazione tra uomini: tra generazioni di uomini e tra uomini dell’oggi superando paternalismi, competizione, cameratismo, gerarchia. Come criticare la norma se il mondo ti racconta come norma? E’ possibile esprimere una critica dell’esistente, un desiderio di cambiamento non a partire da una condizione di discriminazione ma dal prezzo e dal privilegio che corrisponde al ruolo maschile? Oggi molti uomini ricercano e sperimentano modi nuovi di essere padri, diverse relazioni tra uomini e con le donne, differenti modi di stare al mondo rispetto alle generazioni precedenti e rispetto alle aspettative sociali. Ma non è cresciuta una corrispondente capacità di esprimere questa novità e di farne un fatto collettivo, pubblico, di farne un conflitto leggibile con l’esistente Perché?

E le donne sono interessate a un mutamento delle relazioni politiche con gli uomini che, senza rimuovere il conflitto e la differenza, apra una nuova storia?

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