Mentre i figli e le figlie guardavano

Titolo progetto: Mentre i figli e le figlie guardavano. La violenza assistita e i maltrattamenti sulle donne nelle relazioni di intimità.

Ente finanziatore: Otto per Mille Chiesa Valdese

Durata progetto: annuale (2016)

Obiettivi:

  • promuovere uno studio/analisi del legame tra violenza assistita e violenza di genere e le loro conseguenze a partire dall’ottica di un centro antiviolenza;

  • sperimentare risposte efficaci a coloro che subiscono queste forme di violenza sulla base del paradigma della resilienza;

  • potenziare gli interventi rivolti ai figli e alle figlie delle donne ospiti presso le strutture del Centro.

Restituzione sintetica

Grazie al contributo ricevuto dai fondi Otto per mille della Chiesa Valdese, l’Associazione Nondasola ha realizzato il progetto “Mentre i figli e le figlie guardavano”, parte di una progettualità partita alcuni anni fa sul tema della violenza condivisa/convissuta. Come Associazione femminile, che gestisce un centro antiviolenza da vent'anni, ci siamo interrogate su come avviare un percorso di riflessione strutturato su questo ambito, mirato a produrre esperienza e pensiero a partire dall'incontro quotidiano con le donne vittime di violenza e i loro figli e figlie. La nascita di un gruppo di lavoro che ha fatto proprio il paradigma della resilienza quale possibile e non esclusivo approccio alla violenza condivisa, letta quale conseguenza della violenza maschile di genere, ha stimolato il desiderio di approfondire, studiare, fare propri alcuni strumenti/metodologie e di costruire concretamente possibilità di sperimentazione per donne e bambini/e ospiti presso le strutture residenziali gestite da Nondasola.

Il progetto finanziato dai fondi OPM ci ha consentito di procedere, per un anno e mezzo, in entrambe le direttrici. Da un lato, il gruppo ha potuto formarsi, confrontarsi e mettere a fuoco, anche grazie ad apporti formativi esterni e qualificati, alcuni nodi critici e i relativi strumenti per potenziare l’osservazione e l’analisi delle conseguenze della violenza condivisa nel lavoro quotidiano con le donne; dall'altro, ha proposto alcuni percorsi laboratoriali, rivolti alle donne e ai figli/e ospiti, orientati a all'emersione e al potenziamento delle risorse creative/positive di ognuno/a; alla possibilità di ri-giocarsi la relazione madre-figlio/a in un contesto accogliente, sicuro e facilitante. Questi percorsi hanno mostrato, sul campo, quanto costruire, in maniera competente, ‘spazi del possibile’ sia, all'interno di un centro antiviolenza, un ambito di investimento fondamentale, perché le ferite della violenza subita e condivisa non impediscano la positiva riorganizzazione della propria vita e dell’immagine di sé.